La leadership autentica secondo Kim Scott: Radical Candor e Radical Respect nella gestione HR
- Marianna Porcaro

- 12 mag 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Kim Scott è una delle voci più autorevoli della leadership contemporanea. Dopo una carriera ai vertici di aziende come Google, Apple e Dropbox, si è distinta per la sua capacità di guidare team in ambienti ad alta innovazione e pressione. Questa esperienza l'ha portata a sviluppare un nuovo modo di intendere la gestione delle persone: ha fondato una società di consulenza, è coach per aziende globali ed è speaker e autrice dei bestseller "Radical Candor" e "Radical Respect".
Il suo lavoro ha avuto un impatto dirompente soprattutto nel mondo delle Risorse Umane, dove i suoi modelli sono stati adottati per costruire ambienti di lavoro più autentici, collaborativi e inclusivi. Gli HR trovano nei suoi libri strumenti pratici e spunti per ripensare i processi di feedback, la leadership diffusa e la cultura organizzativa. Le idee di Kim Scott sono oggi punto di riferimento per tutti coloro che vogliono favorire benessere, rispetto e prestazioni sostenibili nelle aziende.
La leadership è spesso percepita semplicemente come la capacità di prendere decisioni, gestire persone o ottenere risultati tangibili. Tuttavia, Kim Scott, invita a considerare la leadership sotto una lente diversa, molto più umana e relazionale. Questa visione diventa particolarmente rilevante per gli HR, i cui compiti quotidiani ruotano intorno alla gestione delle persone e alla costruzione di un ambiente aziendale positivo.

Secondo Scott, la leadership efficace si fonda su due pilastri principali: la capacità di prendersi cura personalmente delle persone (Care Personally) e di sfidarle direttamente (Challenge Directly). La combinazione di queste due azioni, definita appunto "franchezza radicale", permette di creare ambienti lavorativi sani, produttivi e innovativi.
Un primo punto tecnico importante del metodo di Scott riguarda l'equilibrio delicato tra empatia e feedback diretto. La sua ricerca evidenzia come i leader che si limitano a sfidare senza curarsi delle persone rischino di cadere nell'"aggressività sgradevole", causando risentimento e alienazione. Al contrario, coloro che si preoccupano molto delle persone senza sfidarle tendono a cadere in una "mancanza di sincerità manipolativa", creando ambienti stagnanti dove i problemi restano nascosti.
Per gli HR, ciò solleva importanti domande:
Stiamo realmente bilanciando cura personale e feedback diretto?
Quali strumenti o metriche possiamo utilizzare per monitorare questo equilibrio nelle nostre organizzazioni?
Diversi studi supportano l'efficacia di questa filosofia. Ad esempio, una ricerca di Gallup mostra che i team guidati da leader che combinano cura e sfida registrano livelli più elevati di engagement (fino al 59%) rispetto a quelli gestiti con approcci estremi, caratterizzati da troppa sfida o troppa cura separatamente.
Un secondo aspetto tecnico riguarda il modo in cui il feedback viene trasmesso. Scott propone che la franchezza radicale richieda una forte consapevolezza emotiva, soprattutto quando i feedback generano resistenza o reazioni negative. Un suggerimento tecnico che emerge chiaramente è quello di adottare l'approccio del "curioso, non furioso". In pratica, ciò significa che quando un leader incontra opposizione, dovrebbe indagare con empatia i motivi dietro tali reazioni, piuttosto che arrabbiarsi o diventare difensivo.
Ciò pone ulteriori domande agli HR:
Abbiamo formazione sufficiente in azienda per sviluppare la consapevolezza emotiva dei nostri manager?
Come misuriamo e incentiviamo l'empatia e la curiosità nella comunicazione interna?
Secondo uno studio del Center for Creative Leadership, i manager empatici e curiosi nella gestione del conflitto raggiungono il 62% in più di successo nella risoluzione di problemi interni rispetto a quelli che reagiscono emotivamente.
Un altro punto saliente spiegato benissimo nel suo libro più recente, "Radical Respect", riguarda la costruzione di una cultura di fiducia. Scott sottolinea che la fiducia non nasce spontaneamente, ma deve essere coltivata attraverso azioni deliberate come chiedere feedback attivamente e premiare la sincerità dei dipendenti, anche quando scomoda.
Dal punto di vista tecnico, questo implica per gli HR la necessità di implementare sistemi strutturati di feedback continuo, promuovendo una cultura in cui dare e ricevere feedback non sia percepito come un rischio personale o professionale.
Alcune domande operative potrebbero essere:
Quali sistemi e piattaforme di feedback utilizziamo attualmente?
Come garantiamo che la franchezza radicale diventi una pratica quotidiana e non un evento isolato?
Scott affronta un tema fondamentale per ogni organizzazione moderna: il rispetto incondizionato per l’umanità altrui. Secondo lei, il rispetto radicale combatte pregiudizi, bullismo e discriminazione, promuovendo ambienti più inclusivi.
Per gli HR, ciò si traduce in una necessità di revisionare periodicamente le proprie politiche interne, chiedendosi:
Quanto i nostri processi di reclutamento, sviluppo e promozione promuovono realmente diversità, equità e inclusione?
Abbiamo dati sufficienti per verificare che i nostri valori aziendali vengano realmente applicati nelle interazioni quotidiane?
La filosofia di Kim Scott, dettagliata nei suoi libri, offre agli HR una guida concreta e supportata da dati per trasformare il modo in cui le persone vengono gestite. Il suo approccio, che unisce empatia e sfida diretta, non solo migliora le performance aziendali, ma rende anche le aziende luoghi più autentici, sani e umani in cui lavorare.




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